PROGETTO ALEANDRI

A partire dal 1995 sono stati avviati studi e ricerche in archivi pubblici e privati, che hanno permesso non solo di individuare materiali inediti, ma anche, in particolar modo per quanto riguarda l'"Archivio Aleandri" presso la Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, di realizzare sia alcuni interventi utili a migliorare le condizioni di conservazione dei disegni e dei manoscritti, sia di riordinare quello che risulta essere il più corposo archivio dedicato ad un architetto nelle Marche, prevedendo inoltre la duplicazione informatizzata e, quando necessario, il loro restauro.

La nuova consapevolezza acquisita anche grazie a questo lavoro propedeutico, ha spinto un gruppo di Enti pubblici e privati, comprese le Soprintendenze competenti di Marche e Umbria, a sostenere un Progetto che ha avuto l’obiettivo di approfondire la conoscenze dell’autore, di valorizzarne e tutelarne l’opera ed anche di elaborare strumenti utili alla diffusione della sua conoscenza.

Il Progetto Aleandri ha previsto l’attuazione di tre eventi particolari, la cui realizzazione è stata accompagnata dall’avvio delle procedure di imposizione del vincolo su tutti gli edifici aleandriani che ne erano sprovvisti.
Il primo ha riguardato l’allestimento di un percorso, accompagnato da una brochure e da pannelli esplicativi posti in prossimità dei monumenti, che ha permesso di viaggiare criticamente tra i monumenti attribuibili all’Architetto, con l’obiettivo di rendere ancora più evidente l’intenso rapporto esistente tra l’attività di Ireneo Aleandri, e quindi il patrimonio architettonico diffuso, ed il territorio.

Parte integrante del Progetto è stata quindi l’elaborazione di una monografia edita dalla casa editrice Electa, che raccoglie saggi critici coordinati dedicati alla sua attività e che, grazie al regesto delle opere e dei disegni, rende conto del lavoro capillare di ricerca realizzato. La forma monografica è stata preferita quindi al forse più immediato Catalogo della Mostra, ma essa risponde certamente meglio alla necessità di approfondimento scientifico che il progetto poneva di fronte.

Infine la Mostra dedicata ad Ireneo Aleandri che raccoglie disegni inediti e mai esposti al pubblico, relativi a tutta l’attività dell’autore e che si è voluta itinerante tra i luoghi che in modo più significativo hanno ospitato la sua attività: San Severino Marche, Spoleto e Macerata.
In particolar modo l’utilizzo della tecnologia innovativa di sintetizzazione dei polimeri, ha permesso di esporre plastici ricostruttivi delle architetture progettate e mai realizzate.

Le opere sono organizzate sulla base di quattro sezioni, che si sono volute tutte caratterizzate dalla presenza di solo materiale originale, le quali permettono di ripercorrere la storia dell’attività di Aleandri dalla formazione alle sue principali tre fasi di attività professionale, che si fanno coincidere con le prime esperienze a San Severino Marche, il servizio presso la pubblica amministrazione a Spoleto ed infine l’attività progettuale a Macerata.

Ireneo Aleandri nasce infatti a San Severino il 7aprile 1795 e, dopo aver compiuto gli studi liceali, nel 1814 si trasferisce a Roma, per seguire i corsi della Scuola di architettura all’Accademia di San Luca. Ottenuto il Diploma, torna nel 1820 a San Severino Marche dove rimane fino al 1833, occupandosi della realizzazione di alcune tra le sue più significative ed originali opere, progettate nel corso di un decennio d’intensa attività professionale. Nel 1833 lascia la città natale per assumere l’incarico prima di ingegnere del Comune di Spoleto, quindi, nel 1840, quello di ingegnere capo della Delegazione Apostolica per la Provincia di Spoleto. Nel 1857, dopo aver lasciato la città umbra, l’Aleandri fissa la propria residenza a Macerata, ove grazie alla notorietà acquisita si garantisce importanti incarichi professionali e dove muore il 6 marzo 1885.

Il Diploma di merito ottenuto nel Concorso Canova del 1817 grazie al Progetto “Accademia di Belle Arti” di cui sono esposti gli elaborati originali, segna certamente uno dei principali momenti della sua formazione presso l’Accademia di S. Luca, retta in quegli anni dallo scultore Antonio Canova. Tra i numerosi elaborati legati alle Lezioni di Architettura Teorica di Raffaele Stern, gli “Studi per una cattedrale”, esposti per la prima volta, evidenziano come proprio il Maestro romano lasci sull’Architetto un’impronta ben definita, sia nella capacità di sublimare, in un’alta espressione del purismo architettonico, la capacità di coniugare le esigenze funzionaliste ed i programmi economici con la tradizione ed i richiamo ai modelli classici, sia nella capacità di accogliere le più recenti sperimentazioni legate in particolar modo alle esperienze degli architetti rivoluzionari francesi.
Durante la permanenza romana Aleandri progetta il suo primo lavoro, Palazzo Compagnoni di Macerata (1819), del quale, distrutto nel primo dopoguerra, viene esposto un album di disegni fino ad oggi inediti.

L’esperienza nella capitale fu alla base di una importante attività professionale che lo vide lavorare in gran parte nella provincia di Macerata, dove realizzò le prime opere che, contribuirono al rinnovamento dell’architettura ottocentesca nella tensione verso il soddisfacimento delle nuove esigenze sociali. La sua attività si concentra quindi nel campo dell’Architettura dei servizi, esemplificata sia dai progetti delle due nuove porte urbane di Cingoli (realizzati tra 1829 e 1830), delle quali si espongono i disegni originali, sia in particolar modo da quella teatrale e da spettacolo, come per le più famose opere dello Sferisterio di Macerata e del Teatro Feronia di San Severino Marche, progetti datati al 1823, per i quali si espone parte considerevole della documentazione grafica. Questo non lo conduce ad abbandonare l’attenzione per l’archittura residenziale, come evidenziato dalla presenza del progetto per il restauro di Palazzo Servanzi Collio di S. Severino Marche, però mai realizzato e visibile per la prima volta.

Aspetto forse meno noto dell’attività dell’Aleandri, ma esaustivamente documentato nella Mostra grazie ad opere originali ed inedite, è quello legato agli incarichi d’Ingegnere comunale di Spoleto prima e d’Ingegnere della Provincia di Spoleto poi, che gli consentono di ampliare gli interessi e le prospettive della sua attività professionale che si rivolgono ora sia all’urbanistica, dando avvio alla realizzazione della “Traversa interna” di Spoleto, sia alla grande ingegneria civile in particolar modo con la definizione del tracciato, tra Foligno ed Orte, della ferrovia Ancona-Roma, di cui si espone una pianta, ed il Progetto del Ponte di Ariccia, le cui tavole originali, esposte al pubblico per la prima volta, mettono fine alla disputa sulla attribuzione dell’opera.

Il ritorno a Macerata coincide con il ritorno alla progettazione architettonica, che si realizza in opere di particolare interesse, come il cimitero di San Severino Marche, realizzato nel 1859, del quale sono visibili, oltre che le tavole di Progetto, gli interessanti studi, il restauro di Palazzo Bandini presso l’Abbadia di Fiastra, realizzato nel 1859 con evidenti modifiche, il cui Progetto aleandriano è però qui esposto, ed ancora in particolar modo con la realizzazione di edifici da spettacolo come il teatro Cicconi a Sant’Elpidio a Mare, e la progettazione di quello comunale a Pollenza, realizzato con alcune modifiche, ma di cui è possibile per la prima volta proporre al pubblico il Progetto originario dell’Aleandri.